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SANTILLI

del 07.10.2017 a cura di "Redazione INBICI"

Il punto di vista di Gianluca Santilli, organizzatore della imminente Granfondo Campagnolo Roma

 

 

Necessità per gli organizzatori di passare dall’artigianalità al professionismo elevato, selezione necessaria delle troppe granfondo in calendario e soprattutto riprendere il meglio da alcune granfondo estere, quelle che si rivolgono ad un pubblico molto più ampio e che hanno surclassato le nostre manifestazioni. L’agonismo? Meglio gestirlo per eliminarne le esasperazioni e concentrarlo nelle gare a circuito. 

 

La sua prossima “sfida” si chiama Bike by Night, una stracittadina in bici con finalità solidali, preludio della granfondo di due giorni dopo, evento aperto a tutti, al calar del sole, su una delle ciclabili più belle del mondo, quella che attraversa il centro costeggiando il Tevere sulle sue ampie banchine passando sotto i ponti illuminati: partenza verso le 18:00 dalle Terme di Caracalla e poi tutti in bici su una ciclabile stupenda, per l’occasione tutta illuminata, una ciclabile che neanche tanti romani conoscono; la si percorrerà per 6 km e poi si farà marcia indietro per tornare indietro verso il Villaggio Granfondo delle Terme di Caracalla, quando si saranno percorsi poco meno di quindici kilometri: è questa l’ultima idea di Gianluca Santilli, presidente del Comitato organizzatore della Granfondo Campagnolo Roma, l’evento granfondistico che in soli 5 anni si è indubbiamente conquistato un posto di rilevo tra le granfondo più importanti del panorama italiano e mondiale e che di anno in anno vince la scommessa di mettere in piedi un grande evento sportivo di massa in un contesto di certo non facile come è quello di una grande e caotica metropoli come Roma e di un congestionato anche se meraviglioso contesto come quello dei Castelli Romani.

Appunto: Bike by Night sfida lo è per le mille problematiche che esistono quando si organizzano eventi del genere nella Capitale. È agosto, mancano circa sessanta giorni alla granfondo ma grazie alla credibilità che l’organizzazione si è conquistata, l’Amministrazione Capitolina e l’ACEA, che gestisce l’energia a Roma, stanno collaborando fattivamente per l’illuminazione della ciclabile prevista per l’occasione: «Si lavora fianco a fianco per superare le mille problematiche burocratiche. E’ stata ben compresa l’importanza di supportare chi organizza eventi e voglia lasciare al territorio che li ospita, vantaggi ci cui si potrà godere anche dopo la manifestazione. La stracittadina sulla ciclabile del Tevere in notturna può promuovere un modo nuovo di godersi Roma in bici tutto l’anno, favorendo la qualità della vita dei romani ed attirando i turisti stranieri, avviando la mutazione in grande ciclovia di quella che oggi è una ciclabile poco sfruttata ed ai più sconosciuta. Solo creando una collaborazione che vada ben oltre i 3 giorni di un evento, promuovendo iniziative che siano un reale vantaggio per la città si può organizzare un evento le cui complessità non sono neanche immaginabili.

 

 

 

 

 

Il coordinamento tra i vari enti competenti non è ancora sufficiente. L’italica burocrazia è asfissiante, mancano tutte le competenze che sarebbero necessarie ma comincio a percepire l’umiltà, intanto di noi organizzatori ma anche degli Amministratori, di voler imparare, di condividere, di discutere con spirito costruttivo. Chiamiamolo “laboratorio”. La strada è ancora lunga ma la luce all’uscita del tunnel si comincia ad intravvedere.

Se penso che GF Campagnolo Roma è partner di Prudential Ride London in World Association of Cycling Events (WACE) che si è corsa giusto una settimana fa, da un lato ne sono molto orgoglioso ma dall’altro anche un filo invidioso perché conosco bene quanti e quali supporti l’organizzazione gode da parte dell’Amministrazione di Londra. Ma sarebbe un delitto piangersi addosso e pensare che solo all’estero si possano fare certe cose. Sono anzi convinto che in pochi anni, lavorando bene, il gap si possa colmare perché Roma e l’Italia non sono secondi a nessuno».

Secondo Gianluca Santilli cosa le granfondo italiane dovrebbero copiare dalle granfondo che si organizzano all’estero?

«Copiare è un termine che non mi piace. Diciamo che dovrebbero prendere spunti positivi e fare in modo di favorire lo spirito verso il quale sta andando tutto il ciclismo di massa nel mondo. Non dimentichiamo che le granfondo, tanti anni fa, le abbiamo inventate noi in Italia anche se la più antica ho saputo che è la Vatternrundan che si corre da oltre 50 in Svezia e che fa parte di WACE.

Inizialmente le nostre granfondo erano senza classifica.

Da una ventina d’anni si assiste ad un progressivo incremento di una assurda esasperazione agonistica che tiene lontani moltissimi potenziali partecipanti che di questo spirito di interpretare gli eventi in bici hanno letteralmente paura.

Posso testimoniarlo direttamente. Mia figlia Giulia, con la quale spesso pedalo alle granfondo, mi ha detto di non volerle più fare perché è terrorizzata dal clima quasi di guerra che si scatena in specie nei primi chilometri, dalle urla di chi vuole sorpassare a tutti i costi neanche dovesse vincere il Tour de France, da una aggressività a mio avviso totalmente fuori luogo.

Il ciclismo per tutti all’estero è esattamente il contrario, è quello del “vieni anche se hai alle scarpe da ginnastica” e soprattutto del “vieni perché ci divertiamo in sicurezza”.

 

 

 

 

 

Non per caso la Granfondo Campagnolo Roma è inserita in WACE, quel circuito di eventi ciclistici di massa del quale fanno parte sei grandi appuntamenti sparsi per il mondo, nel Sud Africa con la sua Cape Argus, in Inghilterra con la Prudential Ride London, negli Stati Uniti con la newyorkese TF Five Boro, in Francia con l’Etape du Tour e in Svezia con la Vatternrundan. L’appartenenza a WACE ci offre la possibilità di sfruttare sinergie, di confrontarci con i più importanti organizzatori al mondo e soprattutto di capire dove sta andando il ciclismo di massa nel mondo».

Dove?

«Il ciclismo di massa nel mondo si rivolge intanto davvero a tutti; anche a chi è in sovrappeso e si vuole divertire semmai dimagrendosi in modo sano, a chi vuole divertirsi e godere del semplice arrivare in fondo tagliando il traguardo. Questo spirito crea all’interno e attorno alla gara un clima di festa, esattamente come era nelle granfondo italiane di tanti anni fa. Bene, a mio parere noi dobbiamo tornare a quello».

Quale è lo stato di salute del granfondismo in Italia oggi?

«Non lo vedo bene. Le granfondo sono davvero troppe, credo che a livello nazionale abbiamo superato il numero dei 500 eventi l’anno. In Inghilterra ce ne sono venti, in Francia un centinaio e pensa che dicono che sono troppe, in Spagna meno di venti. A mio parere bisogna alzare moltissimo il livello di sicurezza e gli standard di qualità per i partecipanti e si dovrebbe arrivare ad avere solo manifestazioni con chiusura quasi totale del traffico.

Qui da noi pare un’utopia ed anche le più importanti e partecipate non possono garantire la chiusura del traffico.

Solo la Maratona dles Dolomites lo è e da un paio d’anni Roma che gode di 3 ore di totale blindatura del traffico il che le consente di far pedalare tutti divertendosi in totale sicurezza.

A mio avviso le granfondo che gravitano nella stessa area geografica dovrebbero consorziarsi tra di loro e creare un unico grande evento, questo anche perché oggi gli sponsor più importanti, stante l’enorme numero di eventi, vanno solo a caccia dei più grandi.

È per questo motivo che in Italia si sta creando un gap, per cui le granfondo che possiamo definire di mezzo, cioè quelle che hanno tra i 1000 ed i 1500 partecipanti soffrono, e quelle ancor più piccoline sono in grave crisi.

La soluzione per queste ultime potrebbe essere quella di qualificarsi come eventi di nicchia, manifestazioni esclusive, magari a numero chiuso molto limitato, con una ampia offerta di servizi anche per gli accompagnatori. Ma devono svolgersi in territori, contesti o aree che abbiano qualche cosa di esclusivo e unico da offrire».

In fondo, anche eventi come la Nove Colli o la Maratona delle Dolomiti propongono un formato che si ripete da anni tale e quale. Non dovrebbero rinnovare qualcosa?

«Parliamo di due eventi che hanno fatto scuola, che sono straordinari modelli vincenti ed ai quali ho avuto il piacere di partecipare molte volte. Ed a maggior ragione mai mi permetterei di dare loro consigli, semmai mi piacerebbe riceverne.

Penso che entrambi siano eventi che si stanno sempre più professionalizzando come è giusto che sia e noto in specie da parte della Nove Colli, una serie di modifiche del modello che a mio parere vanno nel senso corretto: l’implementazione del turismo in bici nel loro territorio e l’internazionalizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

Se posso approfitto per dare un suggerimento a tutti gli organizzatori però. Andate a vedere che cosa fanno all’estero. Il mondo amatoriale italiano dovrebbe analizzare con attenzione ed umiltà cosa sta succedendo fuori dai nostri territori.

E questo, non a caso, vale anche nel mondo del professionismo, come dimostra il fatto che l’Italia, da un’assoluta e totale predominanza e anche di guida di tutto ciò che ruotava attorno al ciclismo, oggi rischia di diventare marginale.

Se il movimento professionistico italiano in pochi anni passa da 12 squadre a zero, se una giovane manifestazione sportiva di massa a Londra, in cinque anni diventa leader mondiale, se da noi il ciclismo amatoriale è solo quello di chi ha le gambe depilate e di chi fa almeno trentacinque all’ora di media, beh se il ciclismo è tutto questo forse è il caso di farsi qualche domanda…e nessuno penso possa avere la certezza che se le cose sono andate sempre bene, così sarà per sempre».

«Inoltre, si deve interloquire con le Regioni e gli Enti competenti per far sistemare strade oggi ridotte a un colabrodo in tutta Italia pretendendo di far chiudere interamente il percorso al traffico, spiegando le enormi opportunità della bike-economy e del cicloturismo. Ci si deve sforzare di fare in modo che l’onda dell’evento duri tutto l’anno, non soltanto il giorno o i giorni della gara. Torno alla Maratona dles Dolomites perché è stata di esempio. Ha fatto capire a chi gestisce il suo meraviglioso territorio il business del cicloturismo.

Resta che invece molte granfondo sono autoreferenziali, fine a sé stesse e probabilmente destinate a funzionare sì, ma a rimanere così non si sa per quanto ancora.

E parlando dei modelli esteri mi viene in mente una manifestazione come l’Etape du Tour, che di partenti ne fa quindicimila, nella quale sul Col Du Var e sul Col d’Izoard la metà dei partecipanti la salita la faceva piedi. Qui da noi, se un fondista sul Passo Manghen o sul Giau scende dalla bici e va a piedi viene considerato come un incapace, gli si dice “che sei venuto a fare qui?”.

Io, invece, credo che noi in Italia dobbiamo fare in modo che il mondo del granfondismo torni quello che era virando decisamente verso il ciclismo per tutti.

Per i contesti davvero agonistici penso alle gare a circuito, ma non a quelle non fatte attorno al bar del paese spesso senza neanche le autorizzazioni; no, penso alle gare a circuito con elevatissimi criteri di sicurezza e anche di spettacolarità. L’agonismo vero riportiamolo lì, sulle gare corte a circuito, dove c’è gente che sa andare meglio in bici, dove ci sono medie più alte e dove in un’area più circoscritta è più facile garantire la sicurezza. Le granfondo devono sposare la formula del ciclismo per tutti, perché oggi moltissimi che vorrebbero partecipare se ne tengono alla larga perché le considerano eventi pericolosi».

Cosa, se lo è, è cambiato nel mondo amatoriale in Italia negli ultimi dieci anni?

«Poco, ma qualcosa è cambiato: sto notando che c’è da parte di vari organizzatori la consapevolezza di dover modificare modelli non più adeguati. Noi della Granfondo Campagnolo Roma badiamo molto ai feedback del mondo social, ai risultati dei questionari che annualmente rivolgiamo ai partecipanti. Tutto questo ci da un polso abbastanza attendibile della situazione e stiamo verificando un certo apprezzamento ai cambiamenti che la nostra granfondo ha apportato negli ultimi anni, primi tra tutti la formula delle cronoscalate e la premiazione delle sole classifiche sulle stesse. Non a caso allo stesso formato quest’anno sono arrivate anche la Granfondo del Prosecco e la Granfondo Stelvio Santini. Non solo, alla “Stelvio” anche chi ha vinto le cronoscalate si è divertito tantissimo, ha dato tutto in salita e se la è goduta con gli amici sul resto del percorso. Se anche l’agonista di vertice apprezza, significa che il formato funziona. Noi siamo stati i primi ad applicarlo e ci siamo anche assunti il rischio di un probabile crollo degli iscritti che invece non c’è stato, anzi. Ora questa formula sta diventando assai frequente e a mio avviso dovrebbe essere la regola, come ad esempio succede in Svizzera, dove negli eventi agonistici amatoriali in bicicletta è obbligatoria la neutralizzazione della corsa in discesa.

E che qualcosa stia cambiando lo dimostra la creazione di Formula Bici, un’associazione che raccoglie praticamente tutti i più importanti eventi di ciclismo di massa. Ciò dimostra la voglia di unirsi e confrontarsi per crescere assieme.

Quale presidente di Formula Bici ti confesso comunque che fatico un po’ a far passare certi messaggi agli altri associati, a far fare loro un passetto in avanti, a provare a vedere che succede se si provasse a lasciare solo le classifiche delle cronoscalate o almeno a neutralizzare i tempi sulle discese e sui tratti potenzialmente pericolosi.

Ma finalmente se ne sta discutendo e senza malcelata diffidenza.

Certo c’è un po’ di paura che il “cliente” tipo, quello oramai acquisito, possa non essere d’accordo. Ma oggi ci si deve sforzare di attingere ad un bacino molto più ampio e quasi vergine per trovarne molti altri, anche correndo il rischio di perdere alcuni clienti acquisiti.

In Italia il mondo di chi usa la bicicletta è fatto di due milioni utenti, io credo che sia più logico guardare a questi piuttosto che continuare a rivolgersi solo ai centomila che corrispondono ai ciclisti tesserati che ben conosciamo.

 

 

 

 

 

 

Tornando al nostro evento, posso dire che il title sponsor, Campagnolo, ha capito che In Bici ai Castelli (la manifestazione cicloturistica contemporanea con la Granfondo, ndr) è il vero scivolo di ingresso al granfondismo, è il principale strumento attraverso cui trovare nuovi praticanti. Invece in Italia il fulcro dell’evento granfondo è considerato sempre e solo il percorso lungo, ancora meglio se duro oppure estremo. Bisognerebbe forse invertire completamente questo punto di vista».

Cosa la “tua” granfondo deve ancora migliorare?

«La domanda dovresti farla a chi, come te, partecipa. Ma provo a risponderti. Diciamo che dobbiamo sforzarci ancora per far capire che la Granfondo Campagnolo Roma non è solo Roma, la sua storia e i suoi monumenti. La granfondo è anche i Castelli Romani e i suoi paesaggi straordinariamente belli. Negli scorsi anni, da romano, ho sentito molti commenti di non romani che si stupivano della bellezza, della monumentalità e assieme a queste della tecnicità del nostro percorso, un percorso che mai avrebbero immaginato di trovare. Credo che questo sia il messaggio che ci dobbiamo sforzare di far passare. Il percorso, non lo dimentichiamo, ricalca quello del Giro del Lazio, una delle più grandi ed importanti classiche finita, come sempre più spesso capita in Italia, nel cassetto di chi la organizzava.

Prova a leggerne l’albo d’oro e troverai i nomi di Bartali, Gimondi, Bugno, Bettini, Bartoli, Tafi, De Vlaeminck e di tanti altri grandissimi campioni. E l’ultima l’ha vinta nel 2014 un certo Valverde. Gara durissima quasi mai vinta in volata. E quest’anno a GFCR Gimondi, Tafi, Bettini verranno per pedalare tra noi assieme a tipetti come Ballan, Museeuw…sarà bellissimo averli nel gruppo.

E poi dobbiamo far capire a tutti che alla Gran Fondo Campagnolo Roma ci si diverte, ci si emoziona guardando il Colosseo alle tue spalle, in griglia si ride, non ci sono volti seri e scuri perché concentrati sulla gara che sta per partire. E se qualcuno sarà troppo serio troveremo il modo di far ridere anche lui.

Ma fondamentale sarà accoppiare la granfondo con un grandissimo evento ciclistico professionistico che qui a Roma manca. Un po’ come succede a Londra, dove alla Prudential Ride London si è unita una gara professionistica che oggi è diventata appuntamento World Tour. E siccome Roma (e l’Italia) non si sente seconda a nessuno...

Agli eventi esteri dobbiamo provare a far capire che noi non ci siamo addormentati e tantomeno rassegnati. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che non abbiamo nulla di meno, anzi. Ma dobbiamo fare un salto di qualità deciso, salvaguardando la passione artigianale che è il nostro valore aggiunto».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Granfondo Campagnolo Roma 2017 in pillole

Tante conferme e molte novità.

 

Tra queste la maglia per le donne, una volata per “Vestali” e una stracittadina in notturna. Il formato dell’evento consente a tutti, non solo a chi sceglie la granfondo, di avere il proprio evento durante la tre giorni della manifestazione.

 

La Gran Fondo Campagnolo Roma 2017 è in programma il prossimo 8 ottobre. Sarà l’edizione numero sei e come per le ultime due la Granfondo premierà i migliori solo sulla base delle classifiche sulle quattro salite cronometrate, più quella relativa alla somma delle quattro cronoscalate, che fregerà i vincitori del titolo di “Re” e “Regina” di Roma. Come da sempre nella storia di questa granfondo, anche quest’anno i partecipanti saranno tenuti ad indossare la maglia ufficiale dell’evento, inserita all’interno del pacco gara, con la novità che quest’anno ci sarà anche una maglia riservata alle donne. E per valorizzare, incentivare e promuovere la partecipazione femminile, l’organizzazione ha ideato la “Volata delle Vestali”, che premierà il gruppo di donne più numeroso che, all’interno di un intervallo di tempo di trenta secondi, taglierà il traguardo posto a ridosso delle Terme di Caracalla. Il gruppo di vincitrici avrà diritto alla partecipazione gratuita nel 2018 oltre a una grande festa sul palco delle premiazioni. A proposito di premiazioni: i vincitori delle salite cronometrate riceveranno, come lo scorso anno, le maglie del Campagnolo Climbing Championship.  I percorsi? Identici a quelli delle ultime due edizioni, con 120 kilometri molto tecnici (2000 metri di dislivello) che da Roma muovono verso la riserva verde più bella e vicina alla Capitale, l’area dei Castelli Romani. Altra piccola variazione, quella dello striscione d’arrivo, non più sotto la monumentale (ma stretta) Porta San Sebastiano, a ma ridosso delle mura Aureliane, che danno più respiro e spazio ai fondisti che hanno appena portato a termine la loro fatica. E per tutti i “finisher”, pronte all’arrivo ci saranno non le canoniche medaglie di partecipazione, ma i famosi sesterzi personalizzati “Gran Fondo Campagnolo Roma 2017” che per la prima volta saranno dotati di un laccetto per poter essere sfoggiati al collo. Numerosissime saranno inoltre le manifestazioni collaterali: tutte quante avranno nel villaggio granfondo (che quest’anno si chiamerà Villaggio Mediolanum e che aprirà i battenti venerdì 6 ottobre) il loro fulcro. Si inizierà dunque venerdì 6 ottobre alle 18:00 con la Bike by Night for Luconlus, un’inedita ed affascinante pedalata di quindici kilometri che si snoderà su una delle piste ciclabile più belle delle Capitale, quella che costeggia il Tevere attraverso le sue ampie banchine. Si tratterà di un evento aperto a tutti, che cercherà ancora una volta di valorizzare la bici (anche quelle a pedalata assistita) quale strumento principe della mobilità urbana. La Bike by Night è completamente gratuita, ma sarà collegata ad un’iniziativa di beneficienza per i bambini del Policlinico Umberto I.  Sempre dedicate ai bambini sarà la Minifondo organizzata domenica mattina in contemporanea con la granfondo, nella zona delle Terme di Caracalla. Qualche minuto dopo la Granfondo, a muoversi da Via dei Fori imperiali saranno poi i partecipanti della cicloturistica “In Bici ai Castelli” e anche per loro come per i fondisti, ci sarà l’opportunità di fare un ampio giro nel centro storico della Capitale, prima di muoversi verso sud per raggiungere il Lago di Albano e poi fare ritorno a Roma dopo 60 kilometri. “L’Imperiale The Appian Way” è invece il nome della ciclostorica collegata alla Granfondo Campagnolo Roma: spazio a biciclette d’epoca (ante 1987) per arrivare attraverso l’Appia antica fino al lago di Albano e poi fare poi ritorno a Roma dopo 60 kilometri. La novità di quest’anno è inoltre che “L’Imperiale” avrà anche l’opzione di un percorso “light”, da trenta kilometri, per tutti coloro che con le pesanti biciclette d’epoca non possono o non sono in grado di affrontare la salita.  Infine, la #pedaloxamatrice è la stracittadina con scopo benefico, destinata ai residenti delle zone del sisma dello scorso anno, cui tutti potranno partecipare domenica mattina con partenza sempre dalle terme di Caracalla: 10 kilometri in tutto, ma per chi volesse continuare a “girare” in bici, nell’area dell’arrivo quest’anno sarà predisposto un circuito transennato di tre kilometri dove si potrà pedalare liberamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Doping alla granfondo Roma 2017:

l’organizzazione fa sul serio e chiede i danni

Una clausola del regolamento obbligava chi fosse stato trovato dopato a risarcire l’organizzatore per 50000 euro. La Granfondo Campagnolo Roma è la prima in Italia che la sta davvero applicando. Ecco il punto

 

“In caso di positività ai controlli antidoping in occasione dello svolgimento della Gara, ovvero di positività accertata successivamente alla Gara […] il concorrente è tenuto a corrispondere al Comitato Organizzatore la somma di euro cinquantamila a titolo di risarcimento dei gravi danni all’immagine arrecati alla Gara ed agli organi deputati all’organizzazione della stessa”. È questa la clausola inserita nella sezione “Sanzioni” del regolamento di molte delle principali manifestazioni di fondo che si svolgono sul territorio italiano. È una clausola nata qualche anno fa assieme alla Five Stars League, quella lega tra le migliori manifestazioni di fondo che si svolgono sul territorio italiano. Ora, i fatti vogliono che nell’edizione dello scorso 2016 ben tre degli otto convocati ai controlli antidoping della Granfondo Campagnolo Roma siano poi risultati positivi ai rigorosi controlli incrociati previsti per l’occasione, cioè svolti con protocollo di analisi su “sangue e urine”. Ora, di mesi, dalla comunicazione della positività di tre atleti sono passati undici, sono state emanate 3 sentenzi di squalifica per 4 anni. Cosa dunque dobbiamo aspettarci Avvocato Santilli? «Quella clausola risarcitoria è oramai notissima visto che è stata recepita da moltissimi eventi a cominciare dai più importanti. L’organizzazione della Granfondo Campagnolo Roma ha ovviamente atteso l’emanazione delle sentenze emesse dal TNA ed i conseguenti provvedimenti del giudice sportivo. Stiamo quindi andando avanti con tre richieste di risarcimento delle quali non psso dare dettagli specifici, stante la loro natura. Ci auguriamo una positiva conclusione anche perché la clausola prevede che le somme dovranno essere devolute a favore del ciclismo giovanile».

Dobbiamo insomma aspettarci tempi lunghi?

«Non so dirlo, ma ci stiamo seriamente lavorando…ci interessa molto valorizzare i principi etici ed il grande auspicio è che la piaga del doping amatoriale venga sanata o almeno molto limitata. Perché in un evento che ha il divertimento quale priorità, stonano e molto i controlli antidoping all’arrivo… ».

 

 

 

A cura di Maurizio Coccia Copyright © INBICI MAGAZINE

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