Subito dopo l’arrivo della gara Under 23 a Innsbruck, che ha visto la nazionale azzurra perdersi negli ultimi 20 km di gara, il commissario tecnico Marino Amadori ha commentato a caldo la corsa ai nostri microfoni. “Non posso lamentarmi dei miei ragazzi perché si sono mossi abbastanza bene, forse non si sono mossi benissimo tatticamente ma a questo livello paghi dazio se ti muovi nel momento sbagliato, ed è successo proprio questo”.
Amadori spiega anche che “su questo circuito, se hai una squadra ben attrezzata, hai la possibilità di fare un ritmo davvero molto alto, quindi anche i professionisti potrebbero provare a tenere la corsa cucita fino al muro finale. Il livello tra gli Under 23 si alza sempre di più, qui ci sono corridori che corrono in squadre World Tour e Professional, per non parlare delle Continental, che formano la maggior parte dei corridori al via”.
Il livello si fa sempre più alto anno dopo anno e per i ragazzi “si fa fatica ad essere competitivi a questi livelli. Il regolamento permette di correre a tutti coloro che hanno meno di 23 anni, anche se sono professionisti. Probabilmente all’estero il mondiale Under 23 viene percepito come un’opportunità per i corridori, anche dopo che sono passati professionisti, mentre in Italia il professionista che ha meno di 23 anni non pensa a questo mondiale come un’opportunità per fare una bella esperienza al fine di poter provare a vincere, un giorno, una competizione iridata”.
A cura di Carlo Gugliotta, inviato a Innsbruck per InBici Magazine